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Cocullo: la festa dei serpari

Cocullo è un piccolo paese il cui nucleo storico appare lindo e ben definito che è posto tra la strada che scollinando porta nella piana del Fucino e quella che si inerpica a Scanno per le gole del Sagittario.
Qui il primo di maggio si tiene una delle manifestazioni più caratteristiche d'Italia: il Rito dei Serpari. Cocullo è una delle mete più visitate da pellegrini, curiosi, turisti e studiosi, tutti per assistere a questo amosissimo evento.
Ma cominciamo dall'inizio, il Rito dei Serpari è legato alla figura di San Domenico di Sora, un monaco dell’XI secolo, messo a protezione dagli animali selvatici e dai morsi di serpente. La festa ovviamente è piena di elementi sacri e profani: il tutto inizia con i "serpari", che alla fine di marzo vanno in cerca di serpenti. Una volta catturati, vengono custoditi con attenzione in scatole di legno per 15-20 giorni, e nutriti con cura.
La festa è legata al culto della dea Angizia: tanto che già nell’Eneide è presente la figura di Umbrone, giovane serparo dei Marsi, una delle popolazioni dell'Abruzzo italico.
Secondo la tradizione, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, fece scaturire in essa una fede che andò a soppiantare il culto della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti.
San Domenico di Sora (località laziale posta alle pendici del PNALM più ad ovest) monaco benedettino di Foligno attraversò il Lazio e l’Abruzzo fondando monasteri: a Cocullo si fermò per sette anni, lasciando come reliquie, un dente ed un ferro di cavallo della sua mula. La mattina della festa, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenerli in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliere la terra che si trova nella grotta dietro la nicchia del Santo.
I serpenti sono dunque al centro di questo antico rito. I cocullesi chiamano i serpari, “ciaralli”: incantatori di rettili, eredi di quelli che un tempo erano ritenuti immuni dai morsi e dal veleno.
Tornando a noi, una volta catturati ed allevati i serpenti, si portano in festa: il giorno della celebrazione, infatti, la statua del santo seguita dai prelati, dai cocullesi dalla banda e, ovviamente dai carabinieri con le coccarde sul cappello (come cantava il buon de Andrè) e visitatori vengono tutti ricoperti con i serpenti (ovviamente escludendo chi non lo richieda) vivi. A proposito, due parole sulle specie dei serpenti usati. Questi sono il Cervone (che può superare i due metri), e due specie simili di colubri (anche questo lungo fino a oltre due metri) che si trovano come altrove le bisce. Sono rettili di colore chiaro-marroncino-dorato-verdastro. Vivono sui monti e sono utili all’uomo visto che cacciano i topi. Tutti serpenti non velenosi ovviamente.
La statua del santo viene portata in processione con le serpi intorno a petto e collo. La festa, che prima si teneva il primo giovedì del mese di maggio ora si tiene regolarmente il 1 di maggio in occasione della festa del lavoro in modo da assistere ad un arrivo in massa dei turisti e dei curiosi.
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